MATER

SPIRITUALIS ET CORPORALIS



















CON

ANTONELLA RUGGIERO E LUCILLA GIAGNONI

Pianoforte, armonium : Mark Harris

Violino, dilruba : Carlo Cantini


Testi a cura di Lucilla Giagnoni


Produzione musicale e organizzazione: Roberto Colombo


Tecnici del suono: Massimo Faggioni e Paolo Pizzimenti







Contrapporre, separare, distinguere è da sempre necessità dell’uomo per conoscere.

Essere e Non essere.

Spirito e Materia.

Anima e Corpo.

Il Corpo femminile è punto di unione.

L’Anima ha una Voce. Una Voce femminile.


La Voce  è la manifestazione concreta dell’armonia di Materia e Spirito.

L’Anima, non è da pensarsi come qualcosa che scende dall’alto verso il basso, al contrario, l’anima è  qualcosa  che scaturisce dal basso. Da dove? Dalla Materia.

La Materia si chiama materia perché viene da Mater, la materia è la Madre di tutte le cose e anche dello Spirito.

Nella figura della Madre si risolve ogni separazione.



Due donne, due voci:


“una cantante sensibile alle contaminazioni di culture lontane e alle influenze della spiritualità di ogni parte del mondo e un’attrice per cui la narrazione ha l’aura ipnotica e seducente di una preghiera laica: Antonella Ruggiero e Lucilla Giagnoni si incontrano, in un recital di musica e parole, per dare Materia sonora all’idea di Spirito.

Un continuo  passaggio di testimone e un canto a due voci: tra litanie orientali, ritmi arabi, inni sacri cristiani e capolavori della musica classica  e le  parole ispirate ai versi di  Italo Calvino, di Wislavwa Szymborska, Clarice Lispector, di Alda Merini, di Hetty Hillesum, di Erry de Luca,” un inno alla “maternità” , con l’immancabile Dante che con il suo canto finale alla Vergine Madre  informa di voce femminile tutta la Divina Commedia, mostrando un’alternativa possibile tra il vincere  e il perdere: la conciliazione degli opposti, l’armonia dei contrari. Quello che le donne, le madri,  da millenni  mettono in pratica: far stare insieme quello che insieme non può stare.





Amore sacro e amore profano

L’amore sacro è una voce limpida, un inno che sale al cielo, una musica che parla di una bellezza e una purezza indicibili.

L’amore profano è un grido di gioia feroce, il calore di un sussurro, un bacio, un figlio impastato del proprio sangue e che appena nato profuma come un dattero.

L’amore sacro è desiderio: un vuoto da colmare, la nostalgia di qualcosa che c’era in origine.

L’amore profano è desiderio: una confusa memoria di felicità, una mancanza da riempire.

 Amore sacro e amor profano, spirito e corpo si toccano, si intrecciano e si confondono.

Sul palco, bagnate di luce rossa, ci sono Antonella Ruggiero e Lucilla Giagnoni: una cantante che ha attraversato, in preziose scorribande sonore, tradizioni del mondo e spiritualità orientale e un’interprete che unisce la sensualità parlante del corpo d’attore al fascino ipnotico di una narrazione offerta come una preghiera laica.

Minuta e immensa, tutta voce e scintille di suono, la Ruggiero investe il pubblico, sedotto e inerme, con ondate di luce che viaggiano tra litanie orientali, ritmi arabi, inni sacri cristiani e capolavori della musica classica. Gli applausi (che arrivano sempre dopo una momento di silenzio, come per riprendere conoscenza...) scandiscono il passaggio di testimone, e la voce diventa quella di Lucilla Giagnoni che, vibrante, si veste delle parole e dei versi di  Italo Calvino, di Wislavwa Szymborska, Clarice Lispector, di Alda Merini, di Hetty Hillesum, di Herry de Luca, e dell’immancabile Dante, quello delle vette metafisiche del Paradiso, ma anche quello terreno e struggente di Paolo e Francesca.

L’alternanza lascia senza fiato, scuote, avvince e si rimarrebbe ad ascoltarle per ore. È come la malia che incolla lo sguardo e i sensi alla danza di un derviscio rotante: mistica che diventa ipnosi quando si fondono carne e spiritualità.


Giorgia Marino

 

 

 







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