CODICE ATLANTICO
IL CONTATO/TEATRO GIACOSA DI IVREA
TERRA D’ACQUA
con
Lucilla Giagnoni
testo di Bruno Macaro e Lucilla Giagnoni
liberamente tratto dal romanzo "In risaia" della Marchesa Colombi
regia di Bruno Macaro
foto di scena di Gianfranco Rota
l'abito di scena è della sartoria Maria Irene Birindelli-Roma
Come altre coetanee sul finire dell'Ottocento la Nanna, una giovane della Bassa Novarese, va a lavorare nelle risaie. Lo fa per poter guadagnare il denaro necessario per comprare l'Argento, una corona di spilloni portata tra le trecce che sta a significare "sono giovane da marito". Il passaggio all'età adulta della ragazza consente a noi di entrare nella sfera piu' intima di un mondo scomparso, quello della civiltà contadina.
Alla prima lettura del romanzo della Marchesa Colombi la nostra reazione non fu proprio entusiastica. Tutto sommato sembrava trattarsi di una semplice vicenda sentimentale rafforzata da un'invenzione di grande effetto, la malattia della Nanna. I personaggi erano figure ben scolpite, certo, ma restavano attori di un mondo irrimediabilmente lontano dal nostro. Insomma, l'universo raccontato dalla Colombi, pareva un pezzo di terra staccatosi da un an’altro continente e ora in balia delle correnti.
Quella lettura, infatti, ando' alla deriva, ma così facendo finì con l'incrociare il ricordo di altre letture e, stranamente, delle immagini create da Casorati. Finì soprattutto col sovrapporsi, ogni volta che lo si attraversava, con l'immagine attuale del paesaggio delle risaie, dell'immensa terra d'acqua qui approdano rotte aeree, ferroviarie e stradali.
Dopo qualche tempo quello zoccolo di terra era diventato un'isola. Non restava che attraversarla. Incontrata nuovamente, la Nanna si è rivelata un personaggio con uno sviluppo drammatico per nulla scontato. Conclude la sua azione con un gesto che ha dei risvolti significativi: è lei ad accogliere in casa il marito, e in una società fondata sul patriarcato questo gesto contiene i germi di una trasformazione radicale di quella società. Sul piano simbolico, insomma, la Nanna compie una rivoluzione assumendo un potere che non le era dato.
Ma piu' di ogni altra cosa è stato il tema del dolore a indicare la direzione del nostro lavoro. La sofferenza qui si fonde con il paesaggio della Bassa novarese: ed è proprio la sofferenza che sottolinea la diversità tra il nostro mondo e quello della protagonista. Il duro lavoro della risaia comporta alla Nanna la perdita dei suoi splendidi capelli e la mortificazione della bellezza. Ma questo sacrificio le consente di appartenere a quella terra, al modo in cui la si vive e a metterne in discussione dall'interno i suoi valori. Oggi, che per fortuna quella sofferenza fisica non esiste piu', ci ritroviamo stranamente spaesati, disorientati. Sembra quasi-ma non ci vogliamo credere- che solo in contatto fisico diretto portato fino al sacrificio di una parte di sè dia il diritto di appartenere a una terra. Ma è proprio così? Puo' essere solo così?
L'attraversamento di questa storia, comunque, non ancora terminato. Per quel tanto che il teatro si identifica con la conoscenza resta ancora molto da imparare. Come imparare a leggere le donne in attesa dipinte da Casorati, la composizione delle loro mani, la mansuetudine dei nudi e il loro diventare una cosa sola con il paesaggio. Ovviamente è una ricerca nell'ordine del sentire, un'esperienza di gusto e di ascolto. Si tratta, di cogliere e liberare il linguaggio racchiuso in quei corpi, generato dal dolore e maturato nella pazienza .
Bruno Macaro
Il mio mestiere è raccontare storie, ma non storie di fantasia, lunghe storie vere, che recito d'un fiato, senza saltare nulla....
Così ho passato gli anni...
...a casa, un bel giorno, mi sono guardata intorno: avevo visto luoghi bellissimi, incontrato persone inimmaginabili, ma casa mia com'era? Vedevo acqua, nebbie e zanzare. Il primo istinto fu di ripartire, ma poi Bruno mi regalo' un libro, dicendo di pensarci bene (lui che è napoletano): era un lungo racconto di Natale, scritto da Maria Antonietta Torriani, piu' nota come la Marchesa Colombi, la storia di Nanna, contadina di risaia; si legge tutto d'un fiato e tutto d'un fiato io l'ho imparato. L'ho subito raccontato a mia nonna Bianca che è una contadina toscana di novant'anni e a mio fratello che ha venticinque anni. Lui mi ascoltava con gli occhi sgranati, e lei, che di storie me ne ha raccontate tante, non mi lasciava finire le frasi, anticipava le parole sovrapponendo alla storia di Nanna le memorie della sua infanzia. Ce lo portiamo nei cromosomi quel mondo. E ora che è nata mia figlia Bianca anche lei destinata a vivere in mezzo a nebbie e zanzare, ho sentito il bisogno di raccontarlo, questo mondo, fatto di "pazienza" e di "resistenza", di raccontarli in giro per il mondo. Così, ogni volta che scopro un angolo di terra dove la bellezza è di casa, un piccolo paradiso, dico. Mi fermo qui, è qui che vorrei vivere. Il fatto è che torno sempre a casa, in risaia, in una città come Novara dove non c'è neanche una via, un viale o una piazza dedicata a Marchesa Colombi.
Lucilla Giagnoni
ESTRATTO RASSEGNA STAMPA
...Lucilla seduta in palcoscenico come una donna in un quadro di Casorati, sussurra alle nostre coscienze storie di altri tempi...
Franco Farina
QUOTIDIANO DI LECCE
...il racconto è incantevole, la Giagnoni con quel suo brillìo d'occhi, tra un sussurato e un ‹‹largo››, descrive, evoca, fa balenare le scacchiere d'acqua su cui volano anche i folletti...
O.G.
LA STAMPA
...porge con grazia e amorevole sollecitudine la vicenda, un paesaggio velato di tristezza, affondato nella bassa novarese, arsa d'estate e raggelata dalla lattiginosa umidità dei suoi inverni...
...la storia di Nanna fluisce e lei resta seduta e ferma. E fa bene perchè con la sua immobilità fissa l'attenzione...
Mirella Caveggia
HYSTRIO
...una piccola, dolce vicenda d'amore che supera la sua dimensione per diventare storia di donne costrette, per vivere, a disperdere forza e bellezza nei campi di riso, in condizioni lavorative spaventose...
Antonia Dalpiaz
L'ADIGE
...tutto narrato tenuemente in un atmosfera "intima", spesso sussurrata e quasi sottovoce, a volte piu' ‹‹larga›› ma sempre avvolgente e coinvolgente. Merito della bravura della Giagnoni, del testo tratto dal libro della Marchesa Colombi, della regia di Bruno Macaro, del soffuso gioco di luci e di suoni...
Silvia Alberto
IL RISVEGLIO