lucilla giagnoni

chimera

  

di e con Lucilla Giagnoni


Da "La Chimera" di Sebastiano Vassalli

Musiche originali Paolo Pizzimenti

Scene e luci Lucio Diana e Massimo Violato

Segretaria di produzione Elisa Zanino

Produzione: Centro Teatrale Bresciano


Tutti i giorni.

Anche d’estate.

La mattina apro la finestra e guardo fuori. Che tempo fa?  Non lo so, non subito. Bisogna sapere aspettare. Con calma la nebbia si alza e svela le cose; con calma spunta il sole, se c’è.

La piazza è umidiccia o polverosa, non ci sono vie di mezzo. Sulle mura scrostate della casa del popolo sopra ad un indistinto “..UCE” c’è una mano di pennello rosso, anche quello ormai sbiadito, “’64 classe di ferro” corretto più volte in 68, 83. Di fronte, nascosta dall’autobus fermo al capolinea, la cascina dei Signori Monsù, restaurata, è diventata un villone (ma quanti ce ne hanno spesi?) e ostenta la scritta ora lucida e ricamata: “cascina agricola dal 1860 al 1931”.

Le dame di San Vincenzo sciacquano i vasi di fiori della canonica nella fontana davanti alla chiesa.

In che anno siamo?

Allargo lo sguardo.

Ecco il paesaggio d’inverno: le montagne scompaiono, il cielo e la pianura sono un tutto indistinto, l’autostrada non c’è più, non c’è più niente. Nulla.

Paesaggio d’estate e d’autunno: qualche albero qua e là, un pioppo, un gelso, una robinia, radi e sparsi come segni di una pittura giapponese; un’autostrada che affiora dalla nebbia e costeggia la ferrovia. Una pianura densa di vapori...

Paesaggio di primavera: capita anche di tanto in tanto, diciamo non più di venti volte l’anno, che il paesaggio sia nitidissimo, una cartolina dai colori scintillanti, quando il cielo è blu e allora io vedo ...il mare... una distesa d’acqua che si ferma soltanto ai piedi del Monte Rosa. Una distesa divisa in cornici rettangolari di terra che si moltiplicano una dopo l’altra sempre uguali e in mezzo a questo gioco di linee e segmenti galleggia come un’isola, una cascina, con i suoi tetti rossi, i muri grigi, i casseri per lo più pericolanti e la corte intorno stretta stretta. Acqua, canale, acqua, cascina, canale, acqua, acqua, acqua per tutta la vastità dell’orizzonte e ancora oltre ... dove abbia veramente fine non lo so.

Un orizzonte di decine e di centinaia di km: un palcoscenico grande come un’intera regione, un’immensa pianura governata dalle zanzare e dalla calura d’estate e dalle nebbie d’inverno. Afa, zanzare e nebbie: oggi come ieri, come sempre sarà in questi luoghi, com’era in quel lontano 1600 in cui nacque Antonia…..         

In questo paesaggio che ho cercato di descrivere e che oggi - come spesso capita - è nebbioso, c'è sepolta una storia: una grande storia, d'una ragazza che visse tra il 1590 e il 1610 e che si chiamò Antonia.

Già da tempo mi proponevo di riportare quella storia alla luce, raccontandola….: ma poi sempre mi dissuadevano la distanza di quel mondo dal nostro, e l'oblio che l'avvolge.Chi si ricorda più nel nostro secolo ventesimo del vescovo Bascapè, del boia Bernardo Sasso, dei risaroli, dei camminanti del Seicento; Di Antonia, poi, si ignorava tutto: che esistette, che fu la “strega di Zardino”, che subì Novara un processo e una condanna correndo l'anno del Signore 1610.


Sebastiano Vassalli

da “La Chimera”

marilyn

  

con Lucilla Giagnoni



Progetto e regia Michela Marelli

Testo di Michela Marelli e Lucilla Giagnoni

Musiche di Paolo Pizzimenti

Scene e luci di Alessandro Bigatti, Andrea Violato, Massimo Violato

Abito di scena Sartoria Bassani


Una attrice vestita di bianco, un vento sale dal basso e le scompiglia la gonna.

E' Marilyn Monroe, la riconosciamo tutti. L'abbiamo vista al cinema, sui poster, nelle pubblicità.

E' diventata un mito, consacrata dalla morte precoce. Immortalata in alcuni films indimenticabili.

Nella nostra fantasia ha sempre con sé il suo piccolo ukulele, e canticchia "Diamonds are girl's best friends".

Ce la ricordiamo così, gioiosa, svagata. In tutti i film sembra sempre un po' stupida, ma poi un lampo le attraversa lo sguardo e ci accorgiamo che non solo è bellissima, è bravissima!

Sublime. Un genio.

"Bisogna essere molto intelligenti per poter recitare la parte della sciocchina." scrive un critico, ma è uno dei pochi ad accorgersene durante la vita di Marilyn.

Lei ripeteva "Voglio essere perfetta, il più perfetta possibile." Per lei dare vita ad una parte valeva quanto la vita. La pellicola rende eterne le sue interpretazioni.


Eppure rivedendo Quando la moglie è in vacanza in DVD, forse ci farebbe piacere sapere che della scena in cui la gonna svolazza, sollevata dal vento della metropolitana sono stata girata una trentina di ciack in Lexington Avenue, in mezzo a una folla di curiosi che schiamazzavano.

Sapere che all'inizio Marilyn si sentiva eccitata, ma dopo le prime volte "non è tanto divertente farti sollevare la gonna fino alle orecchie".

Sapere che Joe di Maggio, ha picchiato sua moglie quella notte.

Sapere che comunque poi si è dovuto girarla di nuovo in studio quella scena.

Sapere che lui e Marilyn dopo quell'episodio hanno divorziato perché: "Non si può essere sposati con una lampadina elettrica."


Non è solo gossip, è il racconto di una vita. La vita di una donna a cui già vogliamo bene pur avendola vista solo da lontano. Una vita densa di avvenimenti e qualche volta infelice.

La vita di una donna che vorremmo poter consolare, per tornare a sorridere con lei.

mater

  

spiritualis et corporalis


con ANTONELLA RUGGIERO e LUCILLA GIAGNONI

Pianoforte, armonium : Mark Harris

Violino, dilruba : Carlo Cantini


Testi a cura di Lucilla Giagnoni

Produzione musicale e organizzazione: Roberto Colombo

Tecnici del suono: Massimo Faggioni e Paolo Pizzimenti


Contrapporre, separare, distinguere è da sempre necessità dell’uomo per conoscere.

Essere e Non essere.

Spirito e Materia.

Anima e Corpo.

Il Corpo femminile è punto di unione.

L’Anima ha una Voce. Una Voce femminile.

La Voce  è la manifestazione concreta dell’armonia di Materia e Spirito.

L’Anima, non è da pensarsi come qualcosa che scende dall’alto verso il basso, al contrario, l’anima è  qualcosa  che scaturisce dal basso. Da dove? Dalla Materia.

La Materia si chiama materia perché viene da Mater, la materia è la Madre di tutte le cose e anche dello Spirito.

Nella figura della Madre si risolve ogni separazione.

Due donne, due voci:

“una cantante sensibile alle contaminazioni di culture lontane e alle influenze della spiritualità di ogni parte del mondo e un’attrice per cui la narrazione ha l’aura ipnotica e seducente di una preghiera laica: Antonella Ruggiero e Lucilla Giagnoni si incontrano, in un recital di musica e parole, per dare Materia sonora all’idea di Spirito.

Un continuo  passaggio di testimone e un canto a due voci: tra litanie orientali, ritmi arabi, inni sacri cristiani e capolavori della musica classica  e le  parole ispirate ai versi di  Italo Calvino, di Wislavwa Szymborska, Clarice Lispector, di Alda Merini, di Hetty Hillesum, di Erry de Luca,” un inno alla “maternità” , con l’immancabile Dante che con il suo canto finale alla Vergine Madre  informa di voce femminile tutta la Divina Commedia, mostrando un’alternativa possibile tra il vincere  e il perdere: la conciliazione degli opposti, l’armonia dei contrari. Quello che le donne, le madri,  da millenni  mettono in pratica: far stare insieme quello che insieme non può stare.

oltre la fine,

la città nuova

  


Dialogo fra un’attrice-narratrice e una storica–grecista

Lucilla Giagnoni e Fiammetta Fazio

Musiche eseguite dal vivo da Luca Nulchis e

Egidiana Carta


L’EDIPO RE È UN THRILLER, UNO DEI PIÙ STREPITOSI E RIUSCITI THRILLER

DELLA STORIA DELLA LETTERATURA, CHE AVVINCE IL LETTORE E L’ASCOLTATORE

DA 25 SECOLI.



Edipo, il protagonista, un passo dopo l’altro dipana il mistero e risolve l’enigma che tiene in ostaggio la sua cittadinanza, trama complicata di destino, passioni e scelte dell’uomo. L’uomo, la sua impotenza rispetto a forze non controllabili, ma anche la sua capacità di scegliere, sono al centro della tragedia perfetta di Sofocle.

Lucilla Giagnoni, insieme a Fiammetta Fazio e a due musicisti straordinari, Luca Nulchis ed Egidiana Carta, raccontandoci questo thriller ci avvolgono in un dialogo – conferenza - spettacolo il cui scopo è portare a una riflessione su che cosa è Responsabilità, che cosa è Politica, che cosa è Città e Saper Vedere oltre la Fine.

Partendo dalla fine dell’Apocalisse di Giovanni, nella quale si immagina la città come luogo perfetto in cui l’uomo può manifestare compiutamente la sua intelligenza, felicità e umanità, passando dall’Atene del V secolo, arriviamo ad oggi.


LE PAROLE RECITATE DA LUCILLA, ALTERNATE A QUELLE DI FIAMMETTA CHE CE LE SPIEGANO, ED ENFATIZZATE DALLA MUSICA EVOCATIVA, VISCERALE ESEGUITA DA LUCA ED EGIDIANA (ARMONIUM INDIANO, PIANOFORTE, CANTO E FLAUTO) CONDUCONO IN UNO SPAZIO CHE È ANTICO E MODERNO, PRESENTE E PASSATO, INTENSAMENTE EMOTIVO E CI REGALANO UN’OCCASIONE PREZIOSA DI RIFLESSIONE E APPROFONDIMENTO SULLA NOSTRA COMUNITÀ E LA NOSTRA RESPONSABILITÀ IN ESSA.

acquadoro

tratto da "L'oro del mondo" di Sebastiano Vassalli

  


Un progetto di Lucilla Giagnoni e Paolo Pizzimenti

con Lucilla Giagnoni e Marco Tamagni


Musiche di Marco Tamagni e Paolo Pizzimenti

Produzionne Danny Rose in collaborazione con Enaip Piemonte

con il sostegno della Regione Piemonte e della Provincia di Novara e con il contributo

della fonndazione delle Comunità Novaresi Onnlus e della Banca Popolare di Novara


A setacciare la sabbia restarono pochi solitari che poi scomparvero: con loro, sembrò˜anche scomparire il ricordo di un'epoca per certi aspetti sognata, piùche vissuta. Smemorata per scelta, povera per necessità. Fuori dal tempo: come l'oro. Sebastiano Vassalli, "L'oro del mondo".

All'indomani della Seconda Guerra Mondiale molte persone patirono la fame. Il lavoro scarseggiava e la ripresa economica tardava ad arrivare, così alcuni di loro si ingegnarono, creandosi nuove occasioni, costituendo il movimento cooperativistico, unendo le forze e anche impegnandosi in mestieri antichi, quasi mitici, come la ricerca dell'oro. Lungo le sponde del Ticino, nella provincia novarese, i cercatori d'oro tornarono a setacciare la sabbia, per una stagione tanto breve quanto intesa nella storia italiana, una stagione di cambiamento, di innovazione: la diffusione capillare del telefono, l'avvento della televisione, l'acqua corrente in tutte le case. L'Italia, pian piano, si stava risollevando, stavano aprendo nuove industrie, si registravano le prime battaglie sindacali, aumentava il grado di istruzione e così il mestiere mitico e sognato della ricerca dell'oro veniva presto dimenticato. Una parte della memoria di un territorio sembrava morta per sempre. ACQUADORO è il racconto di questo territorio e dei suoi abitanti:i cercatori, i trasportatori di pietre. gli operai delle concerie, i venditori a domicilio, i reduci della guerra sono solo alcune figure che intrecciano le loro vite in una locanda vicino al fiume. Accanto alla parola, il suono che si fa musica, un sottofondo continuo: canzoni popolari, successi dell'epoca e composizioni blues, ma anche ritmi di percussioni più o meno convenzionali riscoprono l'autenticità stessa del genere parlando del lavoro nella lingua dei lavoratori, il dialetto. Il dialetto viene reinventato ed eletto lingua poetica, poichè sa, in poche parole, delineare un mondo complesso, un paesaggio, un'identità di luogo e di spazio. ACQUADORO è la narrazione, in forma di recital, di un mito che fa vivere la terra e la racconta, cercandone i suoni e le voci.

canale cavour

"tutto e solo di braccia e di badile"


  

E così in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia

Ovest Sesia si fa impresario teatrale e presenta

"Tutto e solo di braccia e di badile", una cronaca

drammaturgica sul Canale Cavour e la sua costruzione,

un racconto idraulico, una leggenda edile, una storia

di uomini e di acque. Uno spettacolo per non dimenticare

cos’era la fatica ai tempi delle Guerre d’Indipendenza,

per ricordare che “ammazzarsi di lavoro” non sempre è

stata metafora. Lucilla Giagnoni, testimone di tante storie

di risaia (da Chimera a Marchesa Colombi), è l’unica

interprete di questa sfida drammaturgica ideata da

Francesco Brugnetta. Unica donna di una storia che è stata fatta da 14.000 uomini. Addosso a lei le luci fluide

e vibranti di Massimo Violato e le immagini raffinate ed evocative di Manuele Cecconello, la musicazione live e

djset di Noego e le interviste docusound di Matteo Bellizzi, che danno voce agli acquaioli e a chi costantemente

tiene in vita il Canale.          

  

“Tosto che avrò, per quanto sarà in me, dato agli Italiani l’Italia, tutte le mie cure voglio che sieno rivolte al progresso della sua Agricoltura.  Da questo lato vedo un avvenire cotanto grande e lusinghiero,  che non sarò pago se non avrò fatto tanto che basti per conseguirlo ad onore e gloria del mio paese”


Camillo Cavour, socio ordinario delle Reale Accademia di Agricoltura di Torino dal 1849


Una straordinaria pagina di storia risorgimentale e di Italia neounitaria che mette in luce la lungimiranza di un uomo che ha saputo essere agricoltore, stratega e imprenditore al tempo stesso. Uno spettacolo teatrale appassionante che racconta un Camillo Benso di Cavour meno conosciuto, proiettato sulla piana risicola e sulle sue esigenze, che indaga su un tema di fondamentale importanza e attualità: l’acqua. Un’occasione per mettere in scena un paesaggio unico, per illustrare una topografia modificata nel Risorgimento ed ancora esistente, per comunicare in maniera originale l’ambiente di risaia e il sublime delle terre di canale.

donne

RACCONTI DI PICCOLE DONNE SCRITTI DA GRANDI DONNE

Poesie, letture e storie intrecciate e raccontate da Lucilla Giagnoni




  

Batteria, chitarra classica e voce: Marco Costantini

Contrabbasso: Diego Cavallone

Chitarra elettrica e acustica: Emiliano Coppo

Allestimento: Paolo Pizzimenti



Sono tempi in cui abbiamo bisogno di profondità e leggerezza insieme.

Di avere sempre pronto un sorriso sulla vita, comunque vada, e una parola di buon senso nei conflitti.

Che soddisfazione dunque nel leggere questi profondi, commoventi e ironici racconti di tre grandissime scrittrici sudamericane: Isabelle Allende, Clarice Lispector e Angeles Mastretta.  

Riescono sempre  a farci trovare la via di uscita dal buio della negatività e farci vedere quanto  infinitamente belli siano uomini e donne, e quanto sia prezioso il loro  stare insieme.

Se tutto questo poi è guidato da una buona musica, non si esce dal buio soltanto: si può volare!

disco inferno

con Lucilla Giagnoni e Alessio Bertallot



Disco inferno nasce senza dubbio dalla mia passione

per la lettura di Dante, ma anche da una riflessione

sulla contemporaneità della parola dantesca,

sulla necessità di fermarsi ad osservare la realtà che

ci circonda. Quello che vediamo, dicono alcuni, non

possono che essere i segni di un’Apocalisse prossima

ventura: dietro alle certezze dietro cui ci nascondiamo

compaiono la povertà, l’ignoranza, la guerra, l’angoscia sottile e quotidiana, l’uccisione dei bambini. E poi nasce da un’amicizia.

L’amicizia di lunga data con Alessio Bertallot, che resiste nonostante i gusti diversi, le abitudini diverse e forse le passioni diverse.

Da sempre non facciamo che scherzare insieme sull’apocalisse, che Alessio mi minaccia incombente da quando lo conosco. Tanto

che l’anno scorso a Natale sono riuscita a regalargli un libro che racconta di tutte le Apocalissi annunciate dall’origine dell’uomo.

Alessio è Dj, musicista, cantante, autore. Ma, come me, so che nutre passione per la poesia.

E’ colpa mia se l’ho coinvolto in questo viaggio.

L’Inferno è  quello che rimane dopo l’Apocalisse. Apocalisse vuol dire cambiamento.

L’Inferno di Dante  è il racconto di un viaggio  terribile ma con la speranza della salvezza.


Cinque Canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Cinque tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: la Partenza (I canto dell’Inferno), e gli incontri: la Donna (Francesca, V), l’Uomo (Ulisse, XXVI), il Tradimento (Ugolino, XXXIII), L’uscita-Exit (XXXIV). E’ la commedia umana di Dante, una strada che parte con un grido, proprio quello dell’Apocalisse di San Giovanni.

Dante è un poeta che ci è famigliare, soprattutto i canti scelti nello spettacolo sono quelli che conosciamo meglio di altri, le terzine che risuonano nella nostra memoria, che ci piace citare e ricordare.

Proprio per questo la sfida è quella di accompagnarlo alla musica scelta da Alessio: citazioni inaspettate, passaggi obbligati, grandi classici ma anche Drum&bass.

Ed è proprio la scelta musicale e la presenza di Alessio in scena, come dj ma anche come interprete, a dare un senso sorprendente a parole che, fortunatamente, sono eternamente ripetute.

Lucilla Giagnoni



“Disco Inferno” è un incrocio, un crossover, un luogo dove si incontrano teatro, poesia, letteratura, musica e arte del djing. Ho sempre creduto nelle trasformazioni, negli incontri, nell’uscire dai sentieri, come prassi creativa. Questa convinzione è anche rispecchiata nei dischi che uso per costruire dal vivo la colonna sonora di Disco Inferno: da Aphex Twin a Chet Baker, dai Massive Attack a Trentemoller, dal Jazz alla Drum’n’Bass. La fine del mondo è vicina: meglio sbizzarrirsi.

Alessio Bertallot

dedicato ad alda merini

ritratto di una poetessa





Revisione drammaturgica e regìa Ivana Ferri

Con Lucilla Giagnoni

Voce fuori scena Michele Di Mauro

Scene e luci Lucio Diana

Montaggio immagini Gianni De Matteis

Musiche di Don Backy, Lucio Dalla, Gianluca Misiti

Materiali tecnici Acuson srl

Coordinamento tecnico Massimiliano Bressan

Organizzazione Roberta Savian

Assistente di produzione Laura Rizzo

Produzione Tangram Teatro Torino

    

“E’ un po’ abusato e logoro il termine “poeta”. Contaminato, speso male, spesso usato in modo non appropriato.

Ma a lei, ad Alda Merini piaceva tanto usarlo, ci si identificava al punto che parlava in terza persona del poeta, un plurale maiestatis che faceva tenerezza. Sentirla parlare era un piacere e ci si accorgeva come in lei la poesia fosse non una sovrastruttura ma il suo modo di pensare e di filtrare l’esterno.

Si compiaceva di ciò, amava stupire l’interlocutore e spiazzarlo, spesso lo metteva in imbarazzo lasciando emergere la sua parte bambina. Avvolta nelle sue grandi collane, con l’immancabile rossetto e la compagnia fedele di una sigaretta, parlava della vita, dell’amore, del manicomio con una profondità e una semplicità straordinarie.

Ci mancheranno le sue poesie affidate senza calcolo alle grandi case editrici come al passante che gliene chiedeva una. Ci mancheranno i suoi occhi che avevano attraversato il tunnel dell’Ospedale Psichiatrico e che avevano visto l’altra faccia della nostra società “perfetta”.

Si, Alda Merini è stata una poetessa, anzi lei era la “poesia”.”.

vespri danteschi

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