lucilla giagnoni

D-Donna

La repubblica delle Donne

Supplemento di sabato 18 agosto 2007 del quotidiano La Repubblica



Invece Concita di Concita  De Gregorio


VERGINE MADRE SUBLIME PARADOSSO


Proposte d’estate: un intenso monologo d’attrice nato dalla Commedia


Si parlava qui, qualche settimana fa, dell’esperienza della resa, di quanto sia saggio e istruttivo abbandonarsi senza opporre eccessiva resistenza a quello che la vita – il giorno, la mezz’ora, l’anno,- ci riserva, e provare a mettersi in sintonia col “ fuori”, anziché combatterlo.

“Sentirlo”, almeno. Provare ad assecondare l’onda e non fenderla come chi va per mare sa che è meglio fare. Come nel bagno turco, quando nel momento in cui sembra di morire soffocati e si desidera uscire, si fa appello invece alla certezza che non si morirà e – quando si riesce, se ci si riesce- si scopre che al vapore di nebbia segue l’acqua chiara e fresca, e “ritornai a veder le stelle”. Fa notare Lucilla Giagnoni, una ancor giovane attrice vecchia d’esperienza che tutti e tre i libri della Commedia  dantesca finiscono con la parola “stelle”. Lo fa in un monologo di quasi due ore che mi ha incantato, che mi ero persa quando l’ha trasmesso la televisione (alle due di notte, naturalmente) e che ho rivisto in dvd dimenticando l’ora e il tempo, gli appuntamenti del giorno, le pietanze sul fuoco.

Il monologo si chiama Vergine madre, in omaggio all’ultimo canto del Paradiso e al meraviglioso paradosso che propone,  una vergine e una madre non si danno in natura, la luce e l’ombra stanno nelle donne, non  solo nelle Madonne, sono le donne che tengono insieme i contrari e che portano avanti la vita.

Lucilla è una delle pochissime donne che si è avventurata raccontare la Commedia, l’unica che io abbia visto cantarla. Lo fa da dieci anni, assai prima che fosse di così gran meritevole moda. Racconta la Donna, Francesca, l’Uomo, Ulisse, il Padre, Ugolino, la Bambina, Piccarda.

Poi racconta la Madre e fa davvero piangere e sentire che tutto era stato detto lì.

Se io fossi ricca e potente, dicevo un giorno qui, farei propaganda e porterei in giro per il mondo gli spettacoli che fanno piangere e rendono felici, che restituiscono a tutti quel dono ineguagliabile che è la parola perfetta.

Se c’è, in questo strano spaventoso Paese dove le donne sono prostitute da portare all’hotel Flora, o  mogli da usare come dissuasore per la precedente attività, se qualcuno ancora esiste che sappia vedere la bellezza, si metta in contatto per favore con Lucilla Giagnoni, le chieda di recitare per noi.

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